Cibo vero

Cascina Santa Brera com’è oggi nasce dalla volontà di preservare un pezzetto di territorio agricolo dalla progressiva urbanizzazione che caratterizza la campagna intorno a Milano, come se tutti i terreni agricoli siano lì, in attesa di diventare edificabili, di ospitare centri commerciali, logistica, quartieri residenziali, capannoni industriali.

Ecco invece che una vecchia cascina resiste, che non si arrende al cemento, al mito del progresso della tecnologia, della delocalizzazione, dell’automazione, della disumanizzazione.

Una vecchia cascina, un luogo abitato da secoli da persone diverse che si sono succedute, lasciando segni della loro presenza, della loro fatica, del loro amore per il luogo, segnali che si possono leggere se si ha la vista sensibile: i coppi tirati a mano lavorando l’argilla sulle cosce di adulti, di donne, di bambini, tutti diversi, tutti pezzi unici i chiodi di ferro quadrati, battuti uno per uno sull’incudine con pazienza e sapienza i mattoni con i segni delle dita i travi fatti con gli alberi scortecciati e lasciati stagionare il tempo giusto prima di usarli per costruire i solai gli incannicciati leggeri per isolare dal freddo e chissà quante altre testimonianze che non sappiamo più leggere, riconoscere, onorare ecco onorare è la parola che mi viene spontanea, perché donne e uomini che ci hanno preceduto qui sono da onorare, con riconoscenza per quel che ci hanno lasciato, che hanno saputo costruire con cura.

Filosofia della Cascina

“Che cosa ci farete di questa cascina ora che l’avete ereditata?” Domandavano a me e mia sorella vent’anni fa. “ci vogliamo abitare. Vogliamo mantenere in vita i ricordi, tirar su di nuovo i mattoni caduti, ricostruire i tetti bruciati, riscoprire il rosa dei suoi pavimenti sotto la polvere di tanto abbandono, riportare i bambini a giocare in cortile, gli anziani a insegnar loro come arrampicarsi sull’albero e magari cadere, ma senza farsi male, sentire i grilli e le cicale nelle notti d’estate, impedire ai veleni di arrivare anche qui, di ammazzare ogni forma di vita, anche i girini, anche le ranocchie, anche le lucciole”.

“Sembri la vispa teresa” mi dicevano quando esprimevo i miei pensieri ai corsi di formazioni per giovani rampanti agricoltori! Oppure più direttamente “sei pazza” senza tanti giri di parole.
“Con la poesia non si campa, bisogna sfruttare la terra, produrre, massimizzare i profitti…” Questa litania è una costante per chi vuole fare impresa!

Ma se vogliamo fare un’impresa diversa? Se vogliamo rispettare la terra, gli animali, le persone che ci lavorano, se vogliamo onorare questo paradiso in cui siamo nati senza meritarcelo e magari lasciarlo intatto alle generazioni che verranno? Se vogliamo far riprendere alla natura il suo ruolo di primo piano?

Vabbè facciamo che in casa mia decido io e che sotto la mia responsabilità questa terra non può e non deve essere avvelenata, sfruttata, inaridita, calpestata. Ci sarà pure un’altra strada: sarò testarda e la voglio trovare!
E via a studiare e a cercare esempi, suggerimenti, maestri!
Eccoci qui, dopo vent’anni e tanta strada, tantissimi errori, tantissimo lavoro e altrettanta fatica (perché testarda come sono, ho voluto provare fino in fondo che cosa significa impegnarsi senza risparmiarsi, sette giorni su sette, diciotto ore al giorno)
- abbiamo piantato oltre trentamila alberi, la maggior parte dei quali sono già molto grandi e ospitano ogni tipo possibile di fauna selvatica
- coltiviamo un orto di circa 2 ettari con ogni tipo di verdura che si possa desiderare in questo clima
- alleviamo una mandria di bovini in via di estinzione, a triplice attitudine, carne, latte e lavoro, come una volta, senza separare i vitelli dalle madri, con il toro sempre insieme, al pascolo per la maggior parte dell’anno
- abbiamo impiantato un ettaro di frutteto con varietà antiche e con ogni tipo di albero da frutta potesse crescere da queste parti
- alleviamo galline ovaiole all’aperto in piccoli gruppi con i galli per il loro benessere, spostandole ogni settimana per metter loro a disposizione sempre erba fresca e insetti di cui vanno ghiotte
- coltiviamo grano tenero panificabile con cui prepariamo pane e prodotti da forno per noi e per la vendita, ma anche deliziose pizze da gustare nel nostro agriturismo
- abbiamo recuperato le vecchie case dei contadini, rendendole confortevoli per i nostri ospiti, anche se restano spartane, utilizzando calce, cocciopesto, olio di lino e legno non trattato con sostanze tossiche
- ci siamo dedicati alla trasformazione di tutto quello che non si riesce a vendere fresco (d’estate i milanesi vanno al mare e la frutta diventa marmellata pronta per il loro ritorno)
- abbiamo cercato di restare coerenti con una ristorazione genuina basata all’80% sulle nostre produzioni.
Facendo un po’ di tutto, di tutto un po’, riusciamo a coprire le nostre necessità e quelle dei nostri clienti che si sono appassionati anche loro a questo sogno diventato realtà, che trovano fantastico poter frequentare anche solo per qualche ora ogni tanto questa oasi.

Per condividere questa fortuna, questo angolo di paradiso, vi portiamo a casa le nostre produzioni, quasi tutte certificate bio e, insieme alle nostre, anche qualcosa degli amici che ci hanno accompagnato in questi anni, rifornendo il nostro agriristoro con produzioni di grande qualità.